Arte Sacra e i Beni Culturali
 

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"Oggi sono cresciute competenze e passione"

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pubblicato marted́ 7 agosto 2007



Fra qualche giorno ad Orsago arriveranno tre storiche dell'arte per catalogare tutti i beni storico-artistici di proprietà della parrocchia. Le dottoresse stanno portando avanti un progetto di catalogazione promosso dall'Ufficio arte sacra e iniziato nel 1996. Quest'anno, grazie anche ai contributi della Cei, hanno già inserito in computer i dati sui beni di Portobuffolè, Rua di Feletto e Visnà. «È un lavoro prezioso - afferma don Mario Casagrande, parroco di Orsago - perché noi abbiamo il dovere di conservare e tramandare i segni della fede propri di ciascuna comunità». Dovere che è molto gravoso, e non solo da un punto di vista economico: «Il patrimonio di una parrocchia è molto vasto - spiega don Mario -: c'è la chiesa parrocchiale con le opere d'arte, gli oggetti sacri, i paramenti. Poi vi sono le altre strutture a servizio della comunità. Qui ad Orsago, ad esempio, abbiamo appena concluso la ristrutturazione interna dell'ex cinema e stiamo completando il nuovo asilo nido. E ancora l'archivio parrocchiale, che qui risale al Settecento, e le varie chiesette sparse nel territorio. Il passato povero ci ha lasciato una grande ricchezza di segni».

Don Mario ritiene che siano notevolmente cresciute la sensibilità e la competenza di coloro che si occupano della salvaguardia dei beni culturali: «È maturata non solo la competenza ma anche la coscienza. Gli uffici diocesani offrono un servizio molto buono. Mi colpisce la passione che i responsabili ci mettono perché il luogo sacro sia conservato in modo adeguato e perché i nuovi inserimenti siano armonizzati con l'esistente. Purtroppo la mancanza di questa passione e sensibilità ha comportato, negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, un dilapidazione del patrimonio artistico ecclesiale». Sicuramente sarebbe utile, secondo il sacerdote, un ulteriore servizio, di supporto per l'istruzione delle pratiche burocratiche «sempre più complesse».

E la gente, come risponde agli appelli per la conservazione dei beni storici della parrocchia? «La gente sente tali beni come "propri", perché frutto della generosità dei propri avi. E mal digerisce i cambiamenti. Mi pare interessante l'esperimento di Oderzo di realizzare un museo parrocchiale: è giusto che le persone possano fruire dei segni della fede tramandati nel tempo».

Federico Citron




(da L'Azione, n. 18 del 29/04/2007)




 
 
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