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L'adeguamento liturgico: verso l'unità tra gli elementi propri del presbiterio

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pubblicato venerd́ 21 dicembre 2007



Nella diocesi di Vittorio Veneto si contano circa 450 chiese. È straordinario sperimentare la loro bellezza e la ricchezza del patrimonio storico-artistico che custodiscono. Esse rappresentano un'armoniosa "stratificazione" di testimonianze di fede e devozione affidateci da coloro che ci hanno preceduto nelle nostre comunità cristiane. Eppure, troppo spesso, questi antichi spazi sacri ospitano curiosi allestimenti presbiteriali, che scimmiottano quello che dovrebbe essere un vero e proprio adeguamento liturgico: altari rivolti all'assemblea fatti di materiali improbabili, tipica la formica trattata a finto marmo, o costituiti da rustici manufatti in ferro battuto e rame, o ancora da fredde produzioni uscite da qualche mobilificio, alle quali si abbinano altrettanto strani leggii-ambone e sedili in stile. Se da un lato tali installazioni dimostrano la meritoria urgenza di fedeltà ai principi stabiliti dal Concilio ecumenico Vaticano II, dall'altro rischiano a lungo andare di perdere la loro natura provvisoria e divenire parte integrante dello spazio liturgico, così familiari alla nostra percezione che sembra addirittura improponibile pensare di rimuoverle!

Non mancano i casi di interventi a carattere definitivo ma, se si vanno ad analizzare, ben pochi tra questi risultano davvero efficaci. Siamo d'accordo: quello dell'adeguamento liturgico, ovvero della necessità di modificazione delle chiese in relazione alle nuove esigenze della liturgia, è un tema estremamente delicato, ma va doverosamente affrontato. Ce ne parla lo stesso Benedetto XVI nel suo Sacramentum Caritatis, in cui ribadisce che la "natura del tempio cristiano" è "definita dall'azione liturgica stessa, che implica il radunarsi dei fedeli (ecclesia)". Nello stesso documento, il Papa sottolinea poi che "... il legame profondo tra la bellezza e la liturgia deve farci considerare con attenzione tutte le esp ressioni artistiche poste al servizio della celebrazione. Una componente importante dell'arte sacra è certamente l'architettura delle chiese, nelle quali deve risaltare l'unità tra gli elementi propri del presbiterio: altare, crocifisso, tabernacolo, ambone, sede". Per "unità tra gli elementi propri del presbiterio" si intende anche unità formale, che li renda eloquenti e li nobiliti in quanto fuochi della celebrazione; questa armoniosa lettura d'insieme non può che sortire da una progettazione oculata, condotta con metodo, contando che gli spazi su cui si agisce sono quasi nella totalità già fortemente caratterizzati dal punto di vista storico-artistico e architettonico. Fondamentale per comprendere le ragioni e i metodi dell'adeguamento è la Nota pastorale della Commissione episcopale per la liturgia della Conferenza episcopale italiana "L'adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica del 1996", nella quale viene delineato il profilo di quanti sono chiamati coralmente a condividere il cammino verso un efficace adeguamento liturgico: gli architetti progettisti, per i quali ideazioni di questa portata devono costituire una sfida costruttiva; gli artisti, chiamati a dialogare con una committenza molto particolare e a portare il loro contributo con un linguaggio originale ma sempre rispettoso dei segni del passato e soprattutto delle esigenze liturgiche; la committenza, ovvero il parroco e gli organismi di partecipazione parrocchiali, elemento vivo della chiesa su cui si opera, coadiuvati dalla Commissione diocesana per l'arte sacra; i liturgisti, impegnati nel fondamentale compito di far comprendere il significato e il linguaggio simbolico della liturgia; le istituzioni dello Stato preposte alla tutela dei beni culturali, che sono chiamate a dialogare e collaborare con la Chiesa sul delicato tema della relazione fra nuova progettazione e conservazione. L' urgente quanto affascinante cammino a cui siamo chiamati per adeguare le nostre chiese è stato anche il tema centrale del convegno internazionale sull'arte e l'architettura per la liturgia "Chiese... a regola d'arte", tenutosi a Venezia nello scorso mese di ottobre. Molto resta ancora da fare, ma è certo che solo il confronto e il dialogo sapranno renderci capaci di corrispondere alle attese e alle esigenze della comunità cristiana e di lasciare dei segni rilevanti del nostro vivere la chiesa.

Cristina Falsarella e don Adriano Dall'Asta




(da L'Azione, n. 54 del 23/12/2007)




 
 
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