Centro Missionario Diocesano
 

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Al servizio del sogno di Dio

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pubblicato mercoledì 2 febbraio 2011



Era il 31 gennaio 1991 quando un Boing 747 è atterrato a N'Djamena, la capitale del Ciad. All'apertura degli sportelli ho avuto l'impressione di entrare in un forno: partiti da Parigi con la neve, siamo arrivati in aeroporto a oltre 40 gradi. Don Tarcisio Bertacco, don Gabriele Secco, monsignor Ravignani e io abbiamo cominciato quella sera la presenza della nostra diocesi in Ciad. Dopo vent'anni ho la gioia di ritrovarmi ancora qui per continuare questa presenza.

Quando abbiamo celebrato i dieci anni abbiamo pubblicato un opuscolo di memorie: eravamo un vasto gruppo di amici che desiderava non disperdersi, ma conservare la memoria di una grande esperienza di fraternità e di fede che abbiamo vissuto insieme.

Ora, a vent'anni da quella data, parecchi di questi amici ci guardano dall'alto. Tra tutti don Tarcisio. Molti altri si sono aggiunti e in diversi modi si rendono presenti e ci accompagnano in questo nostro ministero. È per onorare questa schiera di amici che desidero ricordare questo anniversario.

Vent'anni di presenza missionaria che ha visto il servizio di sei preti per un periodo più o meno lungo e il passaggio dei vescovi e di molti altri preti e laici per visite di breve durata. Vent'anni nei quali, con la collaborazione di gruppi di laici, abbiamo costruito strutture importanti per la diocesi di Sarh: il "foyer séminaire" (piccolo seminario minore), il centro di traduzione, la chiesa parrocchiale della mia parrocchia e molte altre strutture per le diverse comunità di quartiere.

È una presenza, la nostra che, partendo da un forte e difficile impegno a conoscere e valorizzare una cultura totalmente diversa, vuole creare rapporti di collaborazione e scambio e favorire la comunione tra i diversi popoli che compongono la società ciadiana. Il tutto in nome e con la forza del Vangelo che desideriamo vivere e annunciare.

Per questo i l seminario minore, che ci è stato chiesto di costruire e gestire per oltre dieci anni, dal 2004 è gestito direttamente da preti e personale ciadiano al quale noi diamo un sostegno economico e l'apporto della nostra esperienza quando ci è richiesta. Anche la parrocchia nella quale mi ritrovo come parroco è un servizio di passaggio, in attesa di poterlo mettere a disposizione del clero ciadiano. Siamo di passaggio, ma la nostra presenza sta lasciando quel segno di collaborazione che rende concreta la fraternità fra due chiese che amano chiamarsi sorelle: la Chiesa di Sarh e la Chiesa di Vittorio Veneto.

Lodare e ringraziare il Signore per quest'esperienza di collaborazione, che malgrado tante difficoltà continua ancora, è il nostro impegno quotidiano, confortati dalla sincera amicizia e fraterna attenzione di molti che condividono e collaborano, concretizzando a questo modo la loro fede.

In quest'anno 2011 la nostra Chiesa di Sarh sta vivendo un tempo di gioia e di grazia: sta celebrando il suo primo giubileo, essendo nata il 22 dicembre 1961. È una Chiesa giovane. Come tutti i giovani, è carica di grandi ideali, grandi attese e sogni, ma anche di tante paure e debolezze. In una società dove la povertà e la miseria sembrano endemiche, e dove l'attaccamento a forme di tradizioni ancestrali sembra vanificare ogni sforzo di progresso, la nostra Chiesa sta gridando: "Alzati e cammina", cosciente di avere ancora un compito profetico immenso per la costruzione di un futuro migliore.

Celebrando i 20 anni di presenza a Sarh, vogliamo unirci anche noi a questo cammino giubilare e condividerlo con la nostra Chiesa di Vittorio Veneto, affinché tutti possiamo rinnovare la voglia di lasciare le nostre poltrone e riprendere il nostro impegno a essere segno e strumento di una profezia che ci apre al sogno di Dio. Il sogno di una soci età e una Chiesa dove

  • il povero non esiste più, grazie anche alla nostra carità;
  • le armi che difendono gli interessi dei potenti di turno sono trasformate in strumenti di progresso per tutti;
  • l'ignoranza e l'analfabetismo sono sconfitti perché ci sono scuole sufficienti, e tutti possono averne accesso;
  • i bambini non muoiono più di fame o per un semplice raffreddore;
  • la donna è rispettata e non usata come strumento di piacere o di potere...

Siamo al servizio di questo sogno di Dio. Per questo non ci scoraggiamo e continuiamo il nostro impegno missionario.

don Carlo Maccari



(da L'Azione, n. 4 del 30/1/2011)




 
 
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