Pastorale della famiglia
 

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Una lettura dei percorsi diocesani con i fidanzati

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pubblicato lunedě 21 maggio 2007



"Dare i numeri... per una maggiore responsabilità"

Premessa

Nel corso dell'anno la Commissione diocesana per la pastorale familiare ha svolto una indagine sulle proposte che vengono fatte in tutta la Diocesi per le coppie che chiedono di celebrare il loro matrimonio come Sacramento del Signore. Tutti i componenti della Commissione si sono impegnati a raccogliere numeri e contenuti riguardanti questa esperienza. Uno strumento di indagine molto semplice, un impegno di avvicinamento personale con quasi tutti i responsabili di tali percorsi, una prima lettura altrettanto semplice per fare insieme, come Chiesa diocesana, una riflessione sufficientemente fondata. Di seguito "dia mo i numeri" che ci vengono offerti da tale indagine.

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Sono le proposte censite dalla nostra ricerca; proposte che hanno trovato realizzazione nelle 12 foranie. In riferimento alla geografia, la mappa dei percorsi si presenta fortemente variegata a motivo, soprattutto ma non solo, delle richieste legate al numero della popolazione per cui ci sono più proposte là dove c'è più gente (vedi per esempio le foranie di Conegliano, del Quartier del Piave e della Colonna con, rispettivamente 7, 7, 6 percorsi proposti in forania nel 2006) e ci sono meno proposte diocesane là dove centri non diocesani si presentano più vicini riguardo alla distanza e, forse, più propositivi nei tempi e nelle modalità (vedi, per esempio la forania Zumellese con una proposta soltanto ma con molte coppie che fanno riferimento a Feltre e a Belluno).

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È il numero delle parrocchie in un qualche modo coinvolte. C'è una notevole mobilità, chiaramente legata alle condizioni di vita degli uomini e delle donne del nostro tempo, per cui i partecipanti alle esperienze di formazione e accompagnamento al sacramento del Matrimonio molto difficilmente provengono da una o da poche parrocchie. Tranne delle eccezioni - i percorsi proposti dalla casa dei sacerdoti Dehoniani di Conegliano e il percorso proposto dall'Azione Cattolica diocesana - è la parrocchia il luogo dove la maggioranza dei percorsi si realizza. Ci si chiede quanto la realtà parrocchiale è solo un riferimento di luogo e quanto fattivamente una parrocchia viene informata e resa attivamente partecipe di tale percorso. Per il momento sembra che siano alcune celebrazioni liturgiche le uniche occasioni di coinvolgimento reciproco tra fidanzati e comunità parrocchiale.

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Purtroppo manca il numero preciso delle coppie di sposi che partecipano con il ruolo di accompagnatori ai percorsi proposti. Una cosa certa e bella è, innanzitutto, che ci sono e, almeno sembra, non sono neanche poche le coppie di sposi che offrono la loro testimonianza e la loro competenza. Un aspetto molto importante è l'esigenza di formazione e di accompagnamento che sembrano esprimere tale coppie e il bisogno di chiarire maggiormente la relazione coppia -sacerdote. Le possibilità sono molteplici: tra scambio, delega reciproca e collaborazione attiva il significato del binomio coppie -sacerdoti è tutto, o quasi, da ricercare …A livello nazionale il 47% dei percorsi è animato prevalentemente da una equipe di laici e di sacerdoti mentre il 37% solo da una equipe.

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Sono gli esperti che, a vario titolo e con varie competenze, danno la loro collaborazione in molti dei percorsi proposti. Le competenze di tali esperti vanno dal campo morale a quello biblico, dalla competenza nell'ambito relazionale-psicologico a quelle della medicina e del diritto e della legislazione. Senza nulla togliere alla disponibilità e competenza di tali persone ci si chiede quanto i loro interventi possono dare continuità organica al percorso

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È il numero di preti diocesani coinvolti e presenti costantemente agli incontri. Una presenza che permette - o dovrebbe permettere - l'incontro, l'ascolto e la conoscenza di tante esistenze, di tanti percorsi esistenziali e di fede e di condividere le speranze che nutrono il presente di tante coppie. Una grossa opportunità di ascoltare e vedere per accogliere da pastori un "mondo che cambia" ma che non è privo di risorse e di attese di salvezza. La presenza di questi preti insieme alle coppie di sposi che danno il loro contributo può essere davvero una ottima palestra dove si mettono in esercizio la varietà di ministeri e carismi e dove si può dare testimonianza di comunione ecclesiale.

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Uno solo è il diacono che ha particolari responsabilità nell'organizzazione e nella conduzione dei percorsi con i fidanzati. Una presenza dunque, almeno numericamente, ancora molto marginale che, molto probabilmente, non mette sul campo le nuove potenzialità inscritte nel ministero diaconale.

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Il numero medio di incontri per ogni percorso proposto (vale per quasi l'80% degli incontri censiti). Chiaramente, per essere questo il numero medio significa che ci sono dei percorsi che richiedono ben più di 12 tappe, mentre ce ne sono altri che non raggiungono la mezza dozzina di incontri. Interessante, perché apre ad uno stile di carattere catecumenale, il fatto che i percorsi prevedono momenti di ritiro e tempi di mezze giornate (15 percorsi hanno il ritiro conclusivo o quasi, 13 le proposte di un tempo più prolungato rispetto al comune incontro serale). A livello nazionale l'88% dei percorsi ha dai 6 ai 12 incontri.

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Sono, mediamente, le coppie che ogni anno vivono l'esperienza dei percorsi in preparazione alla celebrazione del sacramento del Matrimonio. Più di mille persone, soprattutto giovani adulti, con grandi attese nei confronti del loro futuro e un notevole investimento materiale e psichico per ciò che stanno realizzando. Un terreno molto variegato, certamente, in cui non mancano sassi, ciottolato e spine, ma pure un terreno capace di recettività e di interesse per le grandi questioni della vita. Un campo in cui seminare con modalità rispettose del loro mondo e con linguaggi capaci di comunicare la forza vitale presente nel Vangelo di Gesù Cristo. Una enorme opportunità per dare la possibilità dell'incontro con il Signore e di vivere una genuina e robusta esperienza di Chiesa. Dunque una realtà che se non considerata e curata adeguatamente diventa una grave perdita di possibilità di evangelizzazione.

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Non ci è dato, ovviamente, di "contare" i contenuti degli incontri. Dall'indagine emergono dei blocchi di contenuti molto vari, almeno per il linguaggio con cui sono presentati. È difficile indovinare che cosa ci sta dentro dei titoli, alcuni dei quali più o meno fantasiosi… La dimensione antropologica risalta nei temi della relazione, del conflitto, del significato della sessualità e della fecondità. La proposta esplicita di fede e di vita cristiana risalta in alcuni titoli, meno in altri. Povero il riferimento costante ed esplicito alla Parola di Dio; "usate" sono soprattutto le pagine del Libro della Genesi. L'aspetto squisitamente sacramentale "confina", con i vantaggi e i limiti, con l'aspetto liturgico-rituale mentre non sembrano molto diffuse le ricadute dell'essere sacramento di Cristo nella vita concreta e quotidiana degli sposi. La presenza episodica di medici, sessuologi e avvocati richiama ancora la strutturazione dei "vecchi" corsi per fidanzati…

Conclusione

In un mondo che cambia è decisamente importante e segno di fedeltà al Vangelo cogliere le opportunità che lo Spirito offre dentro la storia e dentro i molteplici e spesso drammatici cambiamenti. I cambiamenti di "scenario" e le conseguenti paure non devono farci perdere il treno che passa… La preparazione al Matrimonio e alla vita di famiglia è una richiesta esplicita che tante coppie fanno alla Chiesa… fino a quando non lo sappiamo, ma per il momento c'è ed è abbondante. È una occasione preziosa perché i fidanzati (?) e i nubendi (?) possano incontrare una Chiesa, non solo un prete e alcune coppie, che li accoglie, si affianca a loro, sale sul loro carro di vita e ascolta con affetto le domande che essi pongono.

Già più di 10 anni fa i vescovi hanno ci hanno detto: "La pastorale prematrimoniale si conferma quindi "uno dei capitoli più urgenti, importanti e delicati di tutta la pastorale familiare". Essa si trova a una svolta ed "è chiamata ad un confronto chiaro e puntuale con la realtà e ad una scelta: o rinnovarsi profondamente o rendersi sempre più ininfluente e marginale". Che strano! Invochiamo tanto e spesso l'attenzione e l'obbedienza al Magistero della Chiesa, ma poi, nel fare pastorale, che fatica facciamo ad ascoltare e a mettere in pratica il Magistero!. Perché? Perché la conversione, anche quella pastorale, è cosa assai ardua e difficile, eppure necessaria. Per tutti, preti e laici. Anche nelle proposte di accompagnamento di quanti chiedono di celebrare il loro amore come sacramento del Signore Gesù.

don Roberto Camilotti


(articolo tratto dal sussidio pastorale allegato a L'Azione n.20, del 13 maggio 2007)




 
 
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