Pastorale della famiglia
 

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Quale preparazione al battesimo?

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pubblicato venerd́ 17 luglio 2009



2.500 battesimi celebrati ogni anno

L'importanza del vedere, possibilmente attentamente e profondamente, e la validità del vedere insieme, come presbiterio di questa Chiesa, hanno trovato conferma nell'impegno affidato dal Piano pastorale diocesano ad ogni forania: leggere la prassi di preparazione e di celebrazione del sacramento del battesimo nelle nostre parrocchie. Il numero dei battesimi celebrati in un anno nelle nostre parrocchie va dai 2.400 ai 2.500, pochi rispetto a qualche decennio fa ma sono sempre un dato significativo per la possibilità di incontrare coppie, famiglie, padrini e madrine. Ogni anno la tradizione e/o la fede offrono alla nostra Chiesa l'opportunità di incontrare e annunciare il Vangelo a una decina di migliaia di adulti. È un'opportunità che invoca uno stile di accoglienza, di disponibilità all'incontro, di gratitudine allo Spirito Santo che ci offre queste preziose occasioni. Sicuramente una risorsa per l'annuncio del Vangelo. Un luogo di vita dove realizzare quel "primo annuncio" che, a parere dei nostri vescovi, deve innervare tutta l'azione pastorale delle nostre parrocchie.


Diversificazioni di esperienze

Una seconda considerazione: dentro il numero di tante celebrazioni non bisogna dimenticare una diversificazione di esperienze in riferimento alle parrocchie, diversificazione legata alla diversa consistenza numerica del gruppo dei bambini battezzati ogni anno, a seconda dalla popolazione che caratterizza le singole comunità parrocchiali. Infatti nella nostra diocesi ci sono parrocchie dove si celebrano 1, 2, 3 battesimi all'anno, altre dove i bambini battezzati sono 40, 50, 60 e più... Dovrebbe risultare chiaro che la lettura, la riflessione e soprattutto le indicazioni, le strade percorribili per un rinnovo della pastorale battesimale non potranno non trovare un'attuazione diversificata in relazione ai contesti richiamati. Stessi obiettivi, stessa realtà culturale ma strategie operative diverse. Risalta la necessità di proposte e percorsi differenziati per raggiungere lo stesso obiettivo.


L'effetto Direttorio per l'iniziazione cristiana

Nella pastorale del battesimo non siamo come al primo giorno della creazione, non proveniamo dal nulla o dal vuoto. Oltre alla tradizione plurisecolare nell'esperienza della preparazione e della celebrazione del battesimo ci sono state delle innovazioni che il Direttorio per l'iniziazione cristiana della nostra diocesi ha innestato 21 anni fa. Un innesto che ha portato e sta portando frutti anche se, ovviamente, come ogni realtà viva, ha bisogno di essere ripensato in riferimento ai dati odierni. Ma ripensare non significa annullare, vanificare, far finta che non ci sia stato nulla fino ad oggi. Anzi: proprio perché amiamo la nostra Chiesa, con la sua storia e nel suo percorso pastorale, sentiamo che questo strumento va accolto in una prospettiva nuova rispetto a quella che lo ha generato.

I frutti del Direttorio ci sono, ma la bontà dello strumento non deve impedirci di ripensarlo per questo nostro particolare tempo, come gli eventuali limiti che si sono manifestati durante questi anni di attuazione non sono motivo per relativizzarlo, relegarlo nel passato, snobbarlo... Il Direttorio c'è, è significativo, è motivo di gratitudine allo Spirito e a quanti di Lui si sono fatti strumento.


Il rito di accoglienza

Il nostro Direttorio afferma che "nel rito di accoglienza genitori, familiari, padrini e comunità dichiarano con gesti semplici ma significativi di impegnarsi in ruoli differenziati ad aiutare lo sviluppo della vita di fede del bambino e a garantire ambiente e iniziative adatte alla sua maturazione cristiana". Con queste motivazioni il Direttorio propone di distinguere il momento dell'accoglienza dal resto della celebrazione battesimale. A tale scopo, propone un "rito di accoglienza". Dopo 21 anni da tali indicazioni oggi constatiamo che solo la metà o poco più delle parrocchie della nostra diocesi propongono e vivono il rito di accoglienza distinto dal resto del rito. In alcune non si è mai fatto distinto, in altre c'è una discontinuità, in altre una realizzazione di quanto suggerisce il Direttorio. Il perché di tanta difformità non è dato di cogliere dai lavori delle foranie ma certamente il fatto fa problema e interroga. Anche le modalità, i tempi e i contesti celebrativi del rito di accoglienza differiscono notevolmente.


La "solitudine ministeriale" del prete

Una delle domande dello strumento di ricerca chiedeva: "Chi si occupa della preparazione del battesimo? Solo il parroco o ci sono anche altre persone? Che cosa fanno queste persone?". La risposta, tranne rarissime eccezioni, evidenzia quella che possiamo chiamare la "solitudine ministeriale" del prete. Infatti nella quasi totalità la risposta si riassume in "solo il parroco, generalmente il parroco, abitualmente il parroco, quasi sempre il parroco". Evidentissimo, dunque, il bisogno di nuove forme di ministerialità laicale e di valorizzazione della vita religiosa (dove c'è!). Impensabile una rinnovata pastorale battesimale se non si fa riferimento a una Chiesa che esprime concretamente i doni dello Spirito presenti in essa, quello Spirito che suscita una varietà e diversità di vocazioni e ministeri a servizio dell'unico Vangelo. In questa direzione bene si innesta il secondo anno del progetto pastorale diocesano che ci chiede di riflettere e agire sul collegamento inscindibile tra vita battesimale e vita vissuta nel servizio.


Dopo la celebrazione del battesimo?

Come spesso, troppo spesso, accade, la nostra azione pastorale è fortemente incentrata sulla "preparazione alla celebrazione del sacramento" ed è molto più debole nell'impegno di sostenere adeguatamente nella vita quotidiana e normale la novità immessa dal sacramento.

Purtroppo, tranne poche eccezioni a livello sperimentale e da poco iniziate, dopo la celebrazione del battesimo per i battezzati e le loro famiglie c'è il vuoto, in attesa del percorso catechistico che inizia con le prime classi elementari.

Un vuoto colmato, qua e là, dal servizio svolto dalle scuole per l'infanzia presenti nel tessuto delle nostre parrocchie. A questo livello si aprono tutte le possibilità, alcune delle quali già presenti, se pur in maniera timida, nella tradizione della nostra diocesi: la valorizzazione del Gruppo famiglia, le scuole per genitori. Impensabile un accompagnamento dei nuovi battezzati senza riferimento ad una rinnovata pastorale della famiglia e con la famiglia.


In conclusione

Guardando all'ottimo lavoro di lettura e analisi svolto in tutte le 12 foranie della nostra diocesi sembra di poter dire che il rinnovamento della pastorale e, particolarmente della pastorale battesimale, passa attraverso una triplice presa di coscienza, con delle ricadute nella pastorale battesimale molto concrete.

Primo: non piangere sulla situazione attuale. Una situazione culturale che conserva ancora larghe tracce di tradizione cristiana, anche se già segnate da un processo di secolarizzazione importante. Di fatto, nonostante tutto, questa situazione oggi, non si sa per quanto tempo ancora, costituisce certamente una risorsa per l'annuncio del Vangelo, ma pone diversi problemi all'evangelizzazione e agli evangelizzatori.

Secondo: Applicare quanto ci è stato suggerito dal recente Convegno di Verona, superando l'impostazione di una pastorale della cura della fede come catechesi, liturgia e carità per giungere a un approccio che parte dalla vita reale, concreta, comune della persona, della coppia e della famiglia di oggi.

Terzo: la valorizzazione della gratuità e della libertà nell'azione pastorale, soprattutto là dove ci si incontra con i "casi" difficili, canonicamente non adeguati. Sembra che occorra crescere nella profonda consapevolezza che lo scarto tra la fede cristiana, espressa nel linguaggio tradizionale, e la vita di tanti uomini e donne del nostro tempo, non sono una disgrazia per il cristianesimo, ma una nuova grande opportunità che lo Spirito offre alla sua Chiesa. Come cristiani e come comunità cristiane siamo chiamati a riscoprire e a testimoniare l'assoluta gratuità del Signore, una gratuità che si fa appello alla libertà e alla responsabilità dell'adulto di oggi. Forse è da questa consapevolezza che può ripartire, in modo genuinamente rinnovato, una pastorale del battesimo.

don Roberto Camilotti




(da L'Azione, n. 32 del 19/07/2009)




 
 
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