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L'Eucaristia per gruppi particolari nel giorno di domenica

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pubblicato venerd́ 30 novembre 2007



Nel post-Concilio, per andare incontro a varie esigenze pastorali, è progressivamente aumentata la richiesta, in giorno di domenica, di celebrazioni eucaristiche per gruppi o associazioni particolari, al di fuori delle messe d'orario previste per la comunità.

Questo fatto, nato per soddisfare cammini spirituali legati a esperienze associative, o ad altri motivi, non può tuttavia andare a discapito della centralità dell'Eucaristia, sacramento di unità per tutta la Chiesa. Il Magistero, pontificio e dei Vescovi italiani, più volte è tornato su questo punto, ricordando chiaramente che queste situazioni devono considerarsi solo un'eccezione, rispetto alla norma che è il convergere verso l'unica Eucaristia della comunità cristiana.

Poiché questo fenomeno continua ad essere presente, talvolta dando luogo a diversi problemi e incomprensioni, è bene ricordare i testi magisteriali principali sull'argomento.



L'Eucaristia per gruppi particolari nel giorno di domenica
Documenti del Magistero

"Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo di un unico pane" (1Cor 10,17)



Dal Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia "SACROSANCTUM CONCILIUM" n. 47 (08.12.1963)

Il nostro Salvatore nell'ultima cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue [...] memoriale della sua morte e resurrezione [...] segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale [...].



Dall'Istruzione: "EUCHARISTICUM MYSTERIUM" n. 27 (del 25.05.1967)

Affinché l'unità della Comunità parrocchiale, la domenica e nei giorni festivi, fiorisca nell'Eucaristia, le Messe per gruppi particolari, come per esempio le associazioni, si celebrino di preferenza, per quanto è possibile nei giorni feriali. Ché, se non possono essere spostate durante la settimana, si abbia cura di conservare l'unità della comunità parrocchiale, inserendo i gruppi nelle celebrazioni parrocchiali.



CEI, "EUCARISTIA, COMUNIONE E COMUNITÀ" (22.05.1983)

n. 28 [...] Nell'Eucaristia c'è la radice dell'unità e della fraternità. Ogni divisione è chiusura su di sé, ogni settorialismo la inquina alla radice. L'attenzione al povero e il servizio reciproco per farci carico "gli uni dei pesi degli altri" la rendono autentica [...] Nell'Eucaristia ogni diversità si compone nell'armonia, ogni voce implorante riceve ascolto [...]

n. 68 [...] Compito permanente dell'evangelizzazione è quello di riproporre la centralità dell'Eucaristia [...] mostrando come in essa confluisce e da essa parte ogni realtà e ogni impegno di autentica comunione nella Chiesa e tra gli uomini.

n. 81 [...] Come giorno dedicato alla Chiesa, la domenica deve esprimere con evidenza le sue note caratteristiche: l'unità, la santità, la cattolicità e l'apostolicità. L'unità della Chiesa esige, tra l'altro, molta attenzione per non dividere o disperdere la comunità che celebra l'Eucaristia. Si eviti pertanto la moltiplicazione immotivata o inopportuna delle Messe, che spesso comporta l'uso non giustificato della «binazione» o della «trinazione», e finisce per convocare assemblee frazionate e frettolose in orari troppo ravvicinati. Non si consente così ai fedeli di condividere consapevolmente gli impegni apostolici di tutta la comunità cristiana. Si educhi dunque al senso della comunità e della missione ecclesiale, si abbia grande attenzione per le celebrazioni del Vescovo nella chiesa cattedrale, e si privilegi la celebrazione dell'assemblea parrocchiale, il cui pastore fa le veci del Vescovo. Allo scopo inoltre di far fiorire l'unità della comunità parrocchiale, le Messe per gruppi particolari si celebrino non di domenica, ma, per quanto è possibile, nei giorni feriali.



CEI, "IL GIORNO DEL SIGNORE" (15.07.1984)

n. 9 [...] Chiesa vuol dire assemblea; la Chiesa vive e si realizza innanzitutto quando si raccoglie in assemblea convocata dal Risorto («là mi vedranno», cf Mt 28, 10) e riunita nel suo Spirito. Il «dies dominicus» è anche il «dies Ecclesiae», il giorno della Chiesa. Una comunità riunita nella fede e nella carità è il primo sacramento della presenza del Signore in mezzo ai suoi: nel segno umile, ma vero, del convenire in unum (cf 1 Cor 11, 20), nel ritrovarsi dei molti nell'unità di «un cuore solo e un'anima sola» (cf Atti 4, 32), si manifesta l'unità di quel corpo misterioso di Cristo che è la Chiesa. L'assemblea cristiana, sacramento della presenza di Cristo nel mondo, deve saper esprimere in sé stessa la verità del suo «segno»: - nell'amabilità dell'accoglienza che sa fare unità fra tutti i presenti; - nell'intensità della preghiera che sa aprire alla comunione con tutti i fratelli nella fede, anche lontani; - nella generosità della carità che sa farsi carico delle necessità di tutti i poveri e dei bisognosi, il cui grido la raggiunge da ogni parte della terra; - nella varietà dei ministeri, infine, che sa esprimere tutta la ricchezza dei doni che lo Spirito effonde nella sua Chiesa e i diversi compiti che la comunità affida ai suoi membri.

n. 10. Nella sua forma più piena e più perfetta, l'assemblea si realizza quando è radunata attorno al suo Vescovo, o a coloro che, a lui associati con l'Ordine sacro nello stesso sacerdozio ministeriale, legittimamente lo rappresentano nelle singole porzioni del suo gregge, le parrocchie.

Questa pienezza è tale da accogliere e assumere in sé ogni dono e ogni ministero particolare. Il gruppo, o il movimento, da soli, non sono l'assemblea; essi stessi sono parte dell'assemblea domenicale, così come sono parte della Chiesa. Per tutti vale la raccomandazione della Chiesa antica a «non diminuire la Chiesa e a non ridurre di un membro il Corpo di Cristo con la propria assenza». E il Corpo del Signore non è impoverito solo da chi non va affatto all'assemblea, ma anche da coloro che, rifuggendo dalla mensa comune, aspirano a sedersi a una mensa privilegiata e più ricca: non sembrano infatti somigliare a quei cristiani di Corinto che rifiutavano di mettere in comune il loro ricco pasto con i più poveri (cf 1 Cor 11, 21)?

Se l'Eucaristia è condivisione (espressa nel gesto dello spezzare il pane) sull'esempio di Colui che non ha risparmiato nulla di sé, allora chi più ha ricevuto, più sia disposto a donare, anche quando donare potrà sembrare perdere.



Dalla Lettera apostolica di Giovanni Paolo II "DIES DOMINI" (31.05.1998)

n. 36. L'assemblea domenicale è luogo privilegiato di unità [...]. Nelle messe domenicali della parrocchia, in quanto "comunità eucaristica", è normale poi che si ritrovino i vari gruppi, movimenti, associazioni, le stesse piccole comunità religiose in essa presenti. Questo consente loro di fare esperienza di ciò che è ad essi profondamente comune [...]. È per questo che di domenica, giorno dell'assemblea, le Messe dei piccoli gruppi non sono da incoraggiare: non si tratta solo di evitare che le comunità parrocchiali manchino del necessario ministero dei sacerdoti, ma anche di fare in modo che la vita e l'unità della comunità ecclesiale vengano pienamente salvaguardate e promosse [...] Spetta ai Pastori delle Chiese particolari autorizzare eventuali e ben circoscritte deroghe a questo orientamento [...]



Dalla Lettera apostolica "MANE NOBISCUM DOMINE" (07.10.2004)

n. 23 [...] I sacerdoti nel loro impegno pastorale prestino, durante questo anno di grazia, un'attenzione ancor più grande alla Messa domenicale, come celebrazione in cui la comunità parrocchiale si ritrova in maniera corale, vedendo ordinariamente partecipi anche i vari gruppi, movimenti, associazioni in essa presenti.

n. 27 [...] La Chiesa rinnova continuamente nella celebrazione eucaristica la sua coscienza di essere "segno e strumento" non solo dell'intima unione con Dio, ma anche dell'unità di tutto il genere umano. Ogni Messa [...] porta sempre il segno dell'universalità [...].



Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, "ANNO DELL'EUCARISTIA: SUGGERIMENTI E PROPOSTE" (15.10.2004)

n. 36 [...] Essendo la celebrazione eucaristica il fulcro della molteplice azione (dei santuari), sarà fruttuoso: [...] favorire la partecipazione dei vari gruppi alla medesima celebrazione eucaristica, debitamente articolata [...].

n. 37 [...] Dato lo stretto vincolo tra Eucaristia e vita consacrata (Vita Consacrata, 95; Ripartire da Cristo, 26) [...] ci si interroghi: quale testimonianza di vita eucaristica offrono le persone di vita consacrata operanti in parrocchie [...] centri di spiritualità, case di accoglienza [...]. Si verifichi se si segue l'orientamento più volte dato dal Magistero (Dies Domini, 36) di partecipare alla Messa domenicale in parrocchia e di ben sintonizzarsi con la pastorale della Chiesa diocesana in cui vivono (ndr. e di cui anche la "Casa di spiritualità San Martino" di Vittorio Veneto è espressione).



Benedetto XVI, Esortazione apostolica post-sinodale "SACRAMENTUM CARITATIS" (22.02.2007)

nn. 14 e 15 (Eucaristia e comunione ecclesiale);

n. 63 (celebrazioni eucaristiche in piccoli gruppi). In alcune circostanze pastorali, proprio per una partecipazione più consapevole, attiva e fruttuosa, si favoriscono le celebrazioni in piccoli gruppi. Pur riconoscendo la valenza formativa sottesa a queste scelte, è necessario precisare che esse devono essere armonizzate con l'insieme della proposta pastorale della Diocesi. Infatti, tali esperienze perderebbero il loro carattere pedagogico, se fossero sentite in antagonismo o in parallelo rispetto alla vita della Chiesa particolare. A tale proposito, il Sinodo (sull'Eucaristia, 2005) ha evidenziato alcuni criteri ai quali attenersi: i piccoli gruppi devono servire a unificare la comunità, non a frammentarla; ciò deve trovare convalida nella prassi concreta; questi gruppi devono favorire la partecipazione fruttuosa dell'intera assemblea e preservare, per quanto possibile, l'unità della vita liturgica delle singole famiglie.







 
 
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