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"Quanto è difficile senza soldi!" - Intervista a don Giulio Fabris

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pubblicato giovedì 18 dicembre 2008



«Si marcia sotto acqua». Don Giulio Fabris, delegato diocesano della FISM, non fa tanti giri di parole per spiegare la situazione delle scuole materne paritarie (per lo più cattoliche). La situazione economica è grave: se il governo manterrà l'intenzione di procedere ai tagli annunciati, la morte è sicura, se invece tornerà indietro, si continuerà a soffrire.

«Fino a qualche giorno fa la situazione era davvero critica - spiega don Fabris -: non c'era notizia di 140 milioni stanziati per il 2008, e si annunciava il taglio di 133 milioni per il 2009. Ora pare che i 140 siano stati accreditati (che comunque non significa "dati" e che quindi chissà quando arriveranno), e che i 133 non vengano tagliati più (o almeno non tutti, ndr). Stesso discorso per la Regione Veneto, che dopo gli annunciati problemi legati al patto di stabilità, ha promesso, per bocca dell'assessore Valdegamberi, di versare il 50% dei fondi 2008 entro Natale e l'altro 50% entro gennaio 2009».

Comunque c'è poco da far festa...

«Esatto: se tutte queste incognite si risolvono in senso positivo, si arriva ad avere la somma prevista. Ma 534 milioni per tutte le scuole paritarie sono pochi: la stessa cifra confermata dal 2000, quando c'è stato un rinnovo del contratto del nostro personale (che era giusto!), che ha comportato un incremento di spesa del 18%».

E poi c'è il purtroppo tradizionale problema dei ritardi.

«Le somme, fino a quest'anno, ci sono arrivate. Ma sempre tardi. Non è facile programmare e gestire queste situazioni».

Con i comuni come va?

«L'intervento dei comuni è a macchia di leopardo: qualcuno dà di più, qualche altro meno, qualche altro le briciole, qualche altro pensa solo a strade, sport e altro. Ci sono anche alcune convenzioni, poche ma comunque positive, perché danno una garanzia, una cifra certa alle scuole, anche se poi comunque bisogna aspettare per incassare.

Tra le convenzioni, molto diverse tra loro, ci sono anche attenzioni importanti: per esempio c'è chi apre anche ai bimbi provenienti da fuori comune se sono accuditi dai nonni residenti, oppure c'è il comune che per evitare che le famiglie straniere non paghino la retta (e purtroppo succede) ha diviso in tre la retta, un terzo al comune, un terzo alla scuola, un terzo alla famiglia, che così si sente più responsabilizzata e capisce che non tutto è dovuto. Ci sono anche situazioni negative, quando i comuni si ostinano a puntare sull'asilo pubblico, quando invece con un intervento più generoso con le nostre materne già esistenti si sarebbe potuto dare un servizio migliore ai cittadini».

A parte i soldi, quali sono le problematiche più impellenti?

«La mancanza di fondi purtroppo ha conseguenze anche sulla pedagogia. Avere una sola insegnante con classi di 25/28 bambini incide sulla qualità, ma non abbiamo alternative. Per questo alcune parrocchie fanno i salti mortali, garantendo una insegnante in più, magari ogni tre classi».

Esiste un coordinamento tra le vostre scuole?

«Certo, ci crediamo molto. Abbiamo suddiviso la Diocesi in sette coordinamenti, secondo la divisione foraniale (con qualche accorpamento) per riuscire anche a portare avanti un discorso pastorale, a partire dai percorsi di formazione triennale per genitori, realizzati grazie al prezioso contributo di Banca Prealpi, che stanno riscuotendo un tale successo di partecipazione da costringerci a mettere il numero chiuso. A livello di coordinamenti ci stiamo riunendo per uniformare tariffe, costi, servizi, attività: a livello pedagogico la cosa funziona già bene (e penso al successo dei corsi per l'insegnamento della religione, che tutte le insegnanti dovranno frequentare secondo l'invito del Vescovo), a livello organizzativo e gestionale, per la verità, qualcuno non ha ancora metabolizzato la necessità di lavorare assieme. Ma per il futuro non è più pensabile camminare da soli».

Nonostante queste difficoltà, comunque, tenete duro.

«Le nostre scuole sono un'opportunità pastorale: vi si dà infatti un certo tipo di educazione, che tiene conto dei valori cristiani nell'impianto educativo».

Alessandro Toffoli




(da L'Azione, n. 52 del 14/12/2008)




 
 
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