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Educare, una sfida per la scuola

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pubblicato martedì 8 settembre 2009



Inizia un nuovo anno di scuola, un cammino indubbiamente impegnativo obbliga genitori, ragazzi e docenti a percorrere un itinerario non certo privo di problemi e di contraddizioni.

Vogliamo sperare che l'inizio dell'anno scolastico 2009-2010 sia anche ricco di stimoli, di frutti positivi e di possibilità che si realizzano a vantaggio dei ragazzi in vista del loro domani.

A genitori ed educatori spetta il compito certamente non facile di imparare a trasmettere a figli e alunni che "la vita non è una scala di cristallo". Scrive la nota scrittrice Susanna Tamaro: "La vita non è un bel vedere panoramico ma un cammino che presenta spesso dei punti in salita. L'imparare a crescere, il costruire richiedono sempre una grande fatica". È vero: senza fatica non si conquista nulla nella vita.

Non passa giorno che sulla stampa o nei mass media non si parli della crisi della scuola e dei giovani che la frequentano: mancanza di disciplina, bullismo, indifferenza, droga e violenza. Siamo alle prese con quello che giustamente Benedetto XVI chiama "emergenza educativa". Gli fanno eco i vescovi italiani indicando l'"educazione" quale tema di fondo per gli orientamenti pastorali del prossimo decennio 2010-2020.

Su questo fronte dell'educazione dobbiamo come comunità ecclesiale attivare le migliori energie per affrontare il momento critico che conosciamo a causa della rapida mutazione antropologica della società italiana.

Mancano figure educative autentiche e coerenti che abbiano il tempo e la determinazione per aiutare i ragazzi a trovare la strada della loro vita. Come pure servono sempre più spazi e contesti in cui i nostri ragazzi abbiano la possibilità di vivere delle esperienze educative davvero significative.

La scuola - come istituzione -, guida assieme alla famiglia e alla parrocchia, ha un ruolo importante dal punto di vista educativo.

L' ora di religione, all'interno di questo quadro, vorrebbe cogliere la sfida educativa di quanti operano dentro il mondo della scuola. L'ora di religione - mentre continua la discussione sulla sorprendente sentenza del Tar del Lazio - è una disciplina scolastica secondo le finalità della scuola. Non è insegnamento catechetico - lo ribadiamo ancora una volta - ma insegnamento di carattere culturale su ciò che oggettivamente appartiene alla tradizione cristiana e cattolica.

È una materia con dignità formativa e culturale come le altre; ha diritto per tanto a vedersi riconosciuto lo statuto di legittimità in tutti i sensi.

Grazie alla motivata e qualificata proposta degli insegnanti di religione cattolica vuol mettersi a fianco dei nostri ragazzi per offrire loro il valore della "religione" quale dimensione essenziale in grado di motivare il loro progetto di vita.

Essa mira a promuovere quei valori etici attinti dal patrimonio culturale del cattolicesimo, capaci di restituire il senso autentico della vita, incoraggiando i ragazzi con fiduciosa speranza ad affrontare il loro domani.

In sostanza, si tratta di un insegnamento essenzialmente culturale necessario per conoscere anzitutto la cultura italiana ma anche europea ed occidentale, legata nelle sue specifiche forme (letteratura, arte, musica) al cattolicesimo.

Senza questo sapere diventerebbe più difficile e arduo spiegare le origini cristiane della nostra stessa Europa.

Un momento di preghiera alla ripresa delle lezioni scolastiche nelle nostre comunità parrocchiali potrebbe essere occasione da non perdere ma da riattivare per chiedere allo Spirito del Signore che il mondo della scuola possa realizzare il suo compito educativo per la crescita e la formazione integrale di personalità equilibrate ricche di valori umani e cristiani.

don Arnaldo Zambenedetti


Responsabile diocesano IRC



(da L'Azione, n. 38 del 6/9/2009)




 
 
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