Pastorale Sociale
 

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L'Italia incompiuta. Cattolici a confronto

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pubblicato venerdì 28 gennaio 2011



La ormai prossima Settimana sociale (si svolgerà nei giorni 7, 9, 11 febbraio), organizzata dalla Diocesi e dalle associazioni, affronta il tema dell'unità d'Italia di cui quest'anno ricorre il 150º anniversario. La scelta non è stata fatta per accodarci passivamente alla fanfara delle celebrazioni, ma perché il tema dell'unità della nazione interessa molto anche come comunità cristiana. È un tema che sta ancora lacerando il popolo italiano, come non ha mai smesso durante questo secolo e mezzo di storia. E non solo dal punto di vista strettamente politico, per la validità o meno di uno stato unitario, ma anche dal punto di vista morale.

 

L'intollerabile divisione

L'unità è incompiuta, come affermiamo nel titolo della Settimana, soprattutto perché c'è una vistosa divisione tra il nord e il sud del Paese. È una divisione scandalosa perché non si tratta semplicemente di una diversità di storia, tradizioni e cultura, se fosse solo questa sarebbe da tutelare e valorizzare, perché la varietà delle culture è una ricchezza. Si tratta della diversità delle condizioni economiche e di possibilità di vita. Abbiamo un nord ricco di fronte a un sud povero. Una nazione che si dice unitaria, ma che al suo interno soffre di queste disuguaglianze, non può avere una vita normale. E per chi è animato, come deve essere un cristiano, da sentimenti di solidarietà e di giustizia, non può rimanere indifferente di fronte a una simile situazione.

 

Problema difficile

Il fatto che dopo 150 anni non siamo riusciti a risolvere questo squilibrio, significa che si tratta di un problema difficile e complesso. Analisi delle cause e tentativi di soluzione sono stati fatti, ma senza tanti risultati. L'attuale crisi ha messo ulteriormente in luce questa anomal ia. Siamo convinti che la soluzione non sia quella di lasciare il sud al suo destino rompendo i legami di unità. Sarebbe la soluzione più cinica ed egoista, senza dire che una separazione del genere provocherebbe reazioni violente. Eppure molti la pensano, magari solo in cuor loro, come la soluzione migliore. Anche l'idea di dare un assetto federalista allo stato italiano, che di per sé è un'idea corretta e praticabile, può nascondere l'intenzione di non voler più avere niente a che vedere con il Meridione d'Italia.

Abbiamo invitato persone che hanno su questo tema una indubbia competenza e che ci aiuteranno a formarci idee più chiare e giuste. Ci sarà uno storico che ha approfondito da specialista la storia di questi 150 anni di unità, come il professor Alfredo Canavero, ci sarà un attento osservatore della società italiana come lo studioso Gian Enrico Rusconi e un uomo di chiesa che per le sue origini e il ruolo che occupa attualmente nella chiesa italiana, può dirci una parola autorevole anche dal punto di vista cristiano, il vescovo monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei.

don Gian Pietro Moret




(da L'Azione, n. 4 del 30/1/2011)




 
 
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