Notizie
 

carattere piccolo carattere normale carattere grande

Notizie riguardanti: Ufficio stampa

26/06/2019La casa natale di Albino Luciani alla diocesi di Vittorio Veneto

La casa natale di Albino Luciani alla diocesi di Vittorio Veneto.
Grazie ad un benefattore, è in fase di perfezionamento l'acquisto:
il vescovo Pizziolo ne spiega il senso e le motivazioni.

 

In questi giorni si sta perfezionando l’atto con il quale la diocesi di Vittorio Veneto, grazie ad un benefattore, diventerà proprietaria della casa natale di Papa Luciani, a Canale d’Agordo (BL), dove Albino nacque il 17 ottobre del 1912 e venne battezzato lo stesso giorno dalla levatrice Maria Fiocco, "per imminente pericolo di vita". Il vescovo di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo, spiega le motivazioni ed il senso dell’acquisto.

Desidero rendere pubblica una notizia riguardante la casa natale di Papa Luciani, nostro amato vescovo per undici anni. Appartenendo alla famiglia Luciani e quindi essendo proprietà privata, la casa - dove il piccolo Albino nacque e visse fino a che non diventò prete e che costituì il riferimento familiare lungo tutta la sua vita - era preclusa alla visita dei pellegrini. Costoro, infatti, si fermavano con comprensibile dispiacere all’esterno della casa, che si trova a circa 300 metri di distanza dalla chiesa parrocchiale.

Allo scopo di renderla visitabile da parte di tante persone, che recandosi a Canale d’Agordo - dopo essere state nella chiesa parrocchiale e nel Museo della Fondazione Papa Giovanni Paolo I - desideravano anche passare per la sua casa natale, un donatore (che vorrebbe rimanere anonimo) ha offerto totalmente le risorse per acquistarla e anche un contributo per compiere dei lavori di risistemazione. Un possibile acquisto da parte di altri compratori poteva precludere la possibilità di visita dell’ambiente: il che sarebbe stato assai spiacevole, specialmente nell’eventualità che Giovanni Paolo I possa essere beatificato e - speriamo - dichiarato Santo.

Dai colloqui avuti con il vescovo di Belluno-Feltre e anche con il patriarca di Venezia, mi sono reso conto che la diocesi bellunese si trovava in difficoltà per prospettarsi l’acquisto e, conseguentemente, per affrontare l’impegno di gestire la casa. Anche per la nostra diocesi l’impegno di acquistare e risistemare la casa natale di Papa Luciani sarebbe ben difficile da sostenere; tuttavia, il benefattore ci ha messo a disposizione tutte le somme necessarie per darvi corso e consentirci di diventare proprietari del fabbricato.

Dopo aver sentito il parere del Consiglio Diocesano per gli affari economici, mi sono orientato ad accettare l’offerta fatta alla nostra Diocesi. Ho riconosciuto l’obiettiva e indiscutibile bontà del progetto di rendere la casa natale di papa Luciani visitabile dai tanti pellegrini che vengono da ogni parte del mondo. Francamente devo anche aggiungere che mi sono sentito in dovere di accettare, davanti alla generosità straordinaria del donatore, anche per il fatto che la nostra diocesi non era impegnata, se non in misura minima, dal punto di vista economico.

Ho avuto un incontro con il sindaco di Canale d’Agordo, che è il Presidente della Fondazione Giovanni Paolo I, il quale ha espresso la possibilità di sistemare con risorse pubbliche il piccolo prato prospiciente l’abitazione del Papa. A questo riguardo, da parte della nostra diocesi non c’è stata nessuna pretesa e, in ogni caso, presumo che si tratti di una spesa contenuta, dal momento che non dovranno essere eseguiti lavori particolarmente gravosi e che l’opera può rientrare in una più ampia programmazione di interventi che coinvolgono l’intero Comune.

L’impegno che in questo momento la nostra diocesi si assume è – ripeto – quello di rendere visitabile la casa e, più precisamente, almeno per ora, quegli ambienti della casa dove ha vissuto il Papa, dal momento che il secondo piano e la soffitta dell’abitazione non appartenevano alla famiglia Luciani, se non a cominciare dagli anni ‘30. Alla luce delle perizie fatte, penso che la riabilitazione della struttura, ai fini dell’accoglienza dei pellegrini, non preveda una spesa molto onerosa. In ogni caso, per questo, si è resa disponibile anche la diocesi di Venezia ed eventualmente anche la CEI.

Per rendere possibile l’obiettivo della visita alla casa, si farà affidamento sulla Fondazione Giovanni Paolo I, i cui responsabili si sono dichiarati disponibili per accompagnare e guidare le visite alla casa. Di fatto, già lo stanno facendo, fermandosi però all’esterno e presentando il luogo senza, al momento, poter entrare.

Più di questo, sino ad ora, la nostra diocesi non è in grado e neanche ritiene opportuno fare. Se il futuro porterà la beatificazione e la canonizzazione di mons. Albino Luciani, si potranno aprire delle prospettive nelle quali saranno coinvolte, oltre che la nostra, anche le diocesi di Belluno-Feltre e di Venezia.

+ Corrado Pizziolo
vescovo della diocesi di Vittorio Veneto


segnalato da Ufficio Stampa
07/06/2019La custodia del creato e l’uso dei pesticidi in viticolutura

Al via il primo appuntamento del tavolo di confronto tra i Consorzi di tutela vitivinicoli ed alcune associazioni ambientaliste, promosso dall’Ufficio diocesano per la pastorale sociale, in collaborazione con L’Azione.

 

Si è tenuto ieri pomeriggio, 6 giugno, presso la Casa Toniolo di Conegliano il primo appuntamento del tavolo di lavoro convocato dall’Ufficio diocesano per la pastorale sociale, in collaborazione con il settimanale diocesano L’Azione, sul tema della custodia del creato in relazione alla questione dell’uso dei pesticidi in agricoltura.

Due le categorie di soggetti invitati al confronto: i Consorzi di Tutela vitivinicoli presenti in diocesi (Prosecco Docg Conegliano-Valdobbiadene, Colli di Conegliano Docg, Prosecco Doc Treviso, Vini delle Venezie Doc) e alcuni movimenti o associazioni di sensibilità ambientale (P.A.N. Italia, WWF, Fare Rete, Amica Terra, Colli Puri). Invitati, come uditori, alcuni tecnici e ricercatori (prof. Giovanni Cargnello e prof. Paolo Cescon) e le associazioni di categoria (Coldiretti, Confagricoltura, CIA).

Il tavolo di lavoro, nato come naturale sviluppo dell’incontro “Dialogo in abbazia” tenutosi a Follina lo scorso 15 maggio, si è caratterizzato per la neutralità del confronto, per il clima di ascolto reciproco e per la puntualità con cui sono state affrontate le questioni più problematiche.

A fare da cornice all’incontro – come ha sottolineato in apertura don Andrea Forest, responsabile della pastorale sociale diocesana, che ha condotto il dibattito – è stato l’invito di papa Francesco, espresso nell’enciclica Laudato Si’, a vivere una “ecologia integrale”, in cui non soltanto la sostenibilità ambientale sia promossa, ma anche quella sociale, con particolare attenzione a rinnovare un’economia spesso “in-equa”, dando attenzione non solo ai fattori di crescita del profitto, ma anche alle situazioni di marginalità e di povertà. Inserito in questo contesto più ampio, il tavolo ha inteso muovere un primo passo affrontando la questione dell’impiego dei pesticidi nella viticoltura, con tutte le note conseguenze a livello ambientale.

«Il nostro intento – ha riferito don Andrea – è di continuare un percorso che andrà definendosi man mano... L’obiettivo di fondo è quello di portare avanti delle scelte condivise, individuando fra le varie parti in gioco un “terreno comune” che consenta di avviare progetti condivisi, consapevoli di dover evitare ingenui irenismi e conclusioni avventate».

Sul perché proprio la Pastorale sociale di una Diocesi debba interessarsi dell’argomento, don Forest ha chiaramente precisato che non c’è alcuna volontà di sovrapporsi o sostituirsi ad iniziative analoghe promosse dalla Prefettura di Treviso o da altre associazioni. L’obiettivo è mettere in dialogo produttori e cittadini, promovendo uno stile di dialogo capace di superare i conflitti, in sintonia con quanto dice papa Francesco nella Evangelii Gaudium: «Di fronte al conflitto, alcuni semplicemente lo guardano e vanno avanti come se nulla fosse, se ne lavano le mani per poter continuare con la loro vita. Altri entrano nel conflitto in modo tale che ne rimangono prigionieri […]. Vi è però un terzo modo, il più adeguato, di porsi di fronte al conflitto. È accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo. […] In questo modo, si rende possibile sviluppare una comunione nelle differenze, che può essere favorita solo da quelle nobili persone che hanno il coraggio di andare oltre la superficie conflittuale e considerano gli altri nella loro dignità più profonda. Per questo è necessario postulare un principio che è indispensabile per costruire l’amicizia sociale: l’unità è superiore al conflitto» (nn. 227-228).

Rispetto e franchezza sono stati i due tratti che hanno contraddistinto i lavori dell’assemblea, che ha puntualizzato alcune problematiche (una biodiversità minacciata dalla monocoltura, la necessità di una regolamentazione più precisa e più fedelmente applicata, soprattutto per quanto riguarda le criticità della “deriva” del prodotto irrorato) ed ha permesso al contempo di intravedere alcune prospettive percorribili.

Singolare la convergenza tra Consorzi di tutela e associazioni ambientaliste sull’opportunità di investire nella ricerca scientifica, anche in vista di selezionare vitigni più resistenti, e soprattutto nel dare maggiore spazio alla coltivazione biologica certificata.

Se la concreta attuazione di queste intuizioni appare tutt’altro che facile e scontata, tuttavia esse costituiscono un prezioso contributo attorno al quale sviluppare un fecondo dialogo tra le parti, in cui la Pastorale sociale diocesana intende continuare a porsi come catalizzatore e, insieme, come spazio neutro di confronto. La prossima tappa del tavolo di lavoro sarà comunicata a tempo opportuno, una volta riflettuto adeguatamente sulle istanze emerse in questa prima tornata.

don Alessio Magoga – direttore de L’Azione


segnalato da Ufficio Stampa



 
 
Diocesi di Vittorio Veneto © 2006-2019 - revisione: 27/02/2013info sui cookie  -  contattateci