I patroni
 

carattere piccolo carattere normale carattere grande

Il Santuario di Santa Augusta



Le origini

La fortezza del Marcantone, si sviluppava su tre ampi ripiani sovrapposti e distanziati l'uno dall'altro. La sua importanza difensiva, oltre che strategica, doveva essere notevole come lasciano intravedere i ruderi delle mura, torri ed altre costruzioni.

La chiesa di S. Augusta si trova sul secondo ripiano poco più in basso del luogo dove si pensa dovesse sorgere la dimora di re Matrucco: un palazzotto protetto dalla "turris nigra" di cui oggi resta solo la base diroccata.

Quassù tutto è bello e suggestivo perché la natura è stata generosa, e la fantasia è portata spontaneamente a immaginare tante cose, senza il pericolo di scostarsi troppo da quella che doveva essere la realtà di tanti secoli or sono.

La tomba di S. Augusta segnò fin dall'origine il luogo preciso dove alla Martire si continuò a prestare un culto le cui caratteristiche non mutarono mai.

Il santuario, come lo vediamo oggi, nella parte più antica risale al secolo XV; evidentemente appare ampliato più volte e rimaneggiato nelle linee architettoniche, in seguito ai lavori eseguiti fra il 1450-52 e nel 1631. Sulla destra, guardando l'attuale facciata, una robusta torre della cinta muraria di difesa, fin dai tempi remoti rafforzata e innalzata, venne adattata a torre campanaria. Anch'essa porta infissa nel muro una lapide con il nome scolpito di Donato Erizo podestà di Serravalle, e la data 2 gennaio 1431.

Le quattro campane, dopo l'asportazione ad opera dei tedeschi durante la prima guerra mondiale, vennero rifuse nel 1922; esse portano ancora gli stessi nomi: Maria SS., S. Giuseppe, S. Augusta e S. Michele Arcangelo. Nella sua struttura quattrocentesca, il santuario aveva l'entrata a nord sotto l'attuale pronao o loggetta. Nel 1631 fu ingrandito - sul lato sinistro verso il monte - con un'aggiunta ampia ed un po' elevata; sul lato destro venne aperta l'attuale porta principale d'ingresso. La loggetta che protegge la vecchia entrata, ha nel centro un pozzo che un'iscrizione dice essere stato costruito nel 1557.




Una sequenza di immagini per presentare il Santuario di Santa Augusta,
a Serravalle di Vittorio Veneto, curata dal sig. Tiziano Griguolo.


altre testimonianze in Diocesi

...ed oltre oceano



Depliant e materiale scaricabile

La vita di S. Augusta in italiano (433 KB)  ita  fra  eng  por  spa  ger  ukr

La cappella di S. Augusta (383 KB)  ita  eng

Brouchure in italiano (772 KB)  ita  eng  arab

Opuscolo curato da una classe dell'IPSSAR Beltrame (1855 KB)

Camminando per Vittorio Veneto... fino a S. Augusta



2015: commemorazione di G. Sarto (1008 KB)

La commemorazione presentata nel 2015 di don Giuseppe Sarto, futuro S. Pio X

2014: commemorazione di G. Sarto (1165 KB)

La commemorazione presentata nel 2014 di don Giuseppe Sarto, futuro S. Pio X

2012: prolusione di S. Bevilacqua (797 KB)

La prolusione tenuta nel 2012 dalla dott.ssa Silvia Bevilacqua: "S. Augusta nel territorio. Iconografia, arte, culto"

2010: prolusione di P. Ganzarolli (372 KB)

La prolusione tenuta nel 2010 dal prof. Pietro Ganzarolli: "Iconografia di S. Augusta"

2009: panegirico di M. Sodi (353 KB)

Il panegirico tenuto nel 2009 da Manlio Sodi: "Fedeli a Cristo e alla Chiesa sull’esempio di S. Augusta"

2008: riflessioni storiografiche di G. Maschio (78 KB)

La riflessione storiografica tenuta nel 2008 da don Giorgio Maschio

2008: riflessioni storiografiche di R. Gregoire (109 KB)

La riflessione storiografica tenuta nel 2008 da padre Réginald Grégoire

2007: relazione di B. Sorge (286 KB)

La relazione tenuta nel 2007 da padre Bartolomeo Sorge: "La Martire Augusta e noi, oggi come ieri testimoni del Risorto"

2006: relazione di G. Cuscito (372 KB)

La relazione tenuta nel 2006 dal prof. Giuseppe Cuscito: "Il culto di S. Augusta e le origini cristiane a Ceneda"

2005: panegirico di E. Ravignani (131 KB)

Il panegirico tenuto nel 2005 dal vescovo mons. Eugenio Ravignani

1988: panegirico di E. Ravignani (110 KB)

Il panegirico tenuto nel 1988 dal vescovo mons. Eugenio Ravignani: "Serravalle onora la sua patrona. Un santuario alla Santa anche oltre oceano"

1875: panegirico di M. Scremini (682 KB)

Il panegirico tenuto nel 1875 dall'abate Massimiliano Scremini

1867: panegirico di A. Busati (6522 KB)

Il panegirico tenuto nel 1867 dal canonico Ascanio Busati

1855: panegirico di G.C. Bozolo (2077 KB)

Il panegirico tenuto nel 1855 dal canonico G.C. Bozolo

1847: panegirico di G.J. Ferrazzi (561 KB)

Il panegirico tenuto nel 1847 dall'abate Giuseppe Jacopo Ferrazzi

1754: panegirico di G.B. Fusari (180 KB)

Il panegirico tenuto nel 1754 dal dott. Giovanni Battista Fusari: "La testa di S. Augusta"



Visita del santuario

Santa Augusta, il portico

Varcata la soglia della porta ora secondaria posta verso nord, subito sulla sinistra si vede l'altare dedicato ai santi Biagio e Pellegrino. S. Biagio vescovo di Sebaste in Armenia, morì martire probabilmente sotto l'imperatore Licinio (250-325 d.C.); è venerato in tutta la Chiesa quale protettore contro le malattie della gola.

S. Pellegrino, nato probabilmente in Irlanda dopo la metà del sec. VI, fu, come dice il suo nome, un infaticabile camminatore. Dopo aver visitato i luoghi santi della Palestina, giunto in Italia si ritirò a vita eremitica in una foresta dell'Appennino tosco-emiliano, dove morì in fama di grandi virtù. Esiste tutt'oggi una chiesa a lui dedicata, in località S. Pellegrino dell'Alpe, non molto lontano da Modena. Secondo la tradizione fu canonizzato il 1° agosto del 643.

Nella pala collocata sopra la mensa dell'altare, i due Santi sono raffigurati assieme alla Madonna in trono col Bambino. Il dipinto (m. 1,30 x 2) fu eseguito nel 1853 dal pittore veneziano Gaspare Francesconi. L'immagine di S. Pellegrino è ripetuta sulla porticina del piccolo tabernacolo e nell'ovale del paliotto dorato posto davanti il medesimo altare.

I Santi Biagio e Pellegrino sono qui particolarmente venerati - il 3 febbraio il primo, l'altro il 1° di agosto - perché alcune loro reliquie furono rinvenute in occasione del ritrovamento del corpo di S. Augusta, nel corso dei lavori di scavo eseguiti il 1450.

Stando ad una iscrizione scolpita in pietra, l'altare fu eretto nel 1687. Poco più avanti, sempre sul lato sinistro, si entra in un ampio spazio, quasi una navata, capace di raccogliere numerose persone.

Sullo sfondo si apre il piccolo presbiterio con un altare barocco sul quale l'ancona, in legno dipinto a finti marmi, incornicia una pala (m. 1,40 x 2,60); questa raffigura in alto la Madonna col Bambino e, ai lati in basso, S. Augusta e un santo vescovo. Il dipinto fu eseguito da Gaspare Sanfiori, modesto artista serravallese imitatore, così si dice, della maniera di Tiziano. Ancora una data: 1653.

Sul rialzo dell'altare sopra la mensa, in occasione delle celebrazioni più solenni vengono esposti due busti in metallo sbalzato e argentato; secondo la tradizione essi contengono le reliquie dei Santi Biagio e Pellegrino.

Ai lati frontali che fiancheggiano l'altare, sono infisse nel muro due lapidi con scritte in latino; su quella di sinistra vi si legge, in sintesi, la vita di S. Augusta; in quella di destra, il voto espresso dalla Comunità di Serravalle per la liberazione dalla peste del 1630.

Questo ampio vano centrale del santuario, fino a cinquantanni aveva le pareti ricoperte da centinaia di "ex voto".


La cappella della Martire

Siamo così giunti alla cappella della Santa: la parte più antica e veneranda della chiesa: centro di attrazione per i numerosi pellegrini e devoti. Essa è preceduta da un arco ogivale che al vertice reca dipinta una colomba simbolo dello Spirito Santo. Ha le pareti quasi tutte affrescate ad opera di un artista ignoto del '400. Nel soffitto a quattro vele si vedono i simboli degli Evangelisti. Nella parete centrale sono raffigurati il Crocifisso e vari simboli della passione.

La parete di destra contiene una nicchia che custodisce alcuni "ex voto" e una vecchia immagine di S. Augusta. Sopra si legge una scritta che ricorda come il 1° maggio 1450, sotto un altare vicino a quello di S. Augusta, fu trovata un'altra urna con reliquie dei santi Biagio e Pellegrino.

Lo spazio rimanente è occupato da un affresco nel quale si vede l'immagine di S. Augusta in atto di ascoltare un gruppo di fedeli oranti che indossano il saio dei Battuti e reggono lo stendardo della confraternita. Non dimentichiamo che fin dal 1300 i Battuti si presero cura del Santuario e furono i principali animatori della devozione alla Martire. Nell'affresco è raffigurato anche S. Lorenzo diacono e martire, il quale con gesto pietoso sta indicando un gruppo di poveri: "le vere ricchezze della Chiesa".

Sulla parete di sinistra, le pitture con l'immagine della Madonna col Bambino e ai lati due angeli inginocchiati con alcuni devoti. Un carme latino, non troppo elegante, ricorda il ritrovamento del corpo di S. Augusta.


* * *


Al centro della cappella è eretto l'altare - in marmo rosso di Francia con fregi in marmo bianco - modellato a forma di urna. Sopra la mensa, risaltano in un armonioso insieme tre piccole nicchie di stile gotico: le due alle estremità contengono le reliquie di S. Agusta e quelle della sua nutrice S. Cita. Sotto si legge una iscrizione latina che in italiano significa: "la fede scolpì - l'arte completò - la devozione consacrò". Sul fianco destro dell'altare vi è la data: "VI Kalendas Apriles 1889" (27 marzo 1889); sul fianco sinistro, gli artefici: "Civitatis stipe Arc. Zanette sculpsit" (con le offerte della Città, Arcangelo Zanette scolpì).

A ridosso dell'altare fu collocata un'ancona in pietra sulla quale vennero scolpiti in bassorilievo vari santi incorniciati da una decorazione floreale: il tutto è ricoperto con foglia d'oro. Al vertice dell'ancona appaiono: nel mezzo, il Pantocratore - a sinistra, S. Tiziano (?) - a destra, S. Augusta. Subito sotto: al centro, il Crocifisso e ai lati la Madonna e S. Giovanni. Nei riquadri più bassi: al centro, S. Augusta - a sinistra, S. Elena e S. Giovanni Battista - a destra, S. Maria Maddalena e S. Andrea Apostolo. Il maestro scultore è ignoto. Una scritta c'informa che l'opera fu qui collocata il 13 settembre 1476.

Santa Augusta, il sarcofago

Ancora più indietro, nascosto dall'ancona e sorretto da due colonnine, è sistemato il sarcofago di pietra nel quale per parecchi secoli furono custodite le reliquie di S. Augusta. Questo sarcofago è senz'altro un pezzo d'archeologia e come tale meriterebbe di essere studiato da qualche esperto in materia. Un esame anche superficiale può ragionevolmente avvalorare l'ipotesi ch'esso risalga se non all'epoca dei Longobardi, a quella successiva dei Franchi. Una testimonianza molto importante, quindi, dell'antichità del culto prestato a S. Augusta.

Sulla facciata visibile del sarcofago ci sono tre riquadri ornati e divisi da colonnine tortili; in essi, al centro, è scolpita a rilievo l'immagine della Madonna col Bambino, mentre ai lati sono rappresentate S. Augusta e la sua nutrice S. Cita. Molto interessanti anche i due personaggi che si vedono riprodotti ai fianchi: a destra, S. Leonardo di Limoges raffigurato secondo l'iconografia tradizionale, cioè vestito da monaco con in mano i ceppi dei prigionieri liberati: a sinistra, un santo martire con la spada in mano e il nome semileggibile per cui la sua identificazione è resa problematica.

Sulla cornice della base sotto le due immagini, scolpita nella pietra, si legge una dicitura latina che tradotta in italiano dice: "1450 il giorno 27 del mese di marzo fu ritrovato il corpo di S. Augusta - il 1° del mese di maggio furono trovati i corpi dei compagni martiri". Fra le due colonnine che reggono il sarcofago, i devoti - con semplicità e fede sentita - si curvano ancora e, se possibile, passano sotto il sarcofago chiedendo alla Martire la guarigione dal mal di schiena.

L'angolo sinistro, in fondo alla cappella, è circoscritto da una bella cancellata in ferro battuto; essa ha due aperture laterali accessibili ai devoti i quali usano introdurvi il capo chiedendo alla Santa di essere guariti o preservati, appunto, dal mal di capo. Inoltre, detta cancellata delimita il luogo esatto dove fu trovato il corpo di S. Augusta. A terra nel riquadro si conserva la piccola urna di pietra, con incavo scoperto, che custodiva le reliquie. Pure nella parte bassa è scolpita la data del suo rinvenimento: MCCCCL ADI XXVII MARZO. Qualche studioso ritiene che la piccola urna di cui si parla, ricavata da una pietra calcare locale, risalga ad epoca longobarda. Si tratta comunque di un altro reperto archeologico di particolare interesse.

Sopra la cancellata, domina una bella statua bronzea raffigurante la Santa, opera dello scultore Possamai di Solighetto. Fu collocata qui nel 1925 a sciogliere il voto fatto dalla cittadinanza durante il triste periodo dell'invasione austriaca del 1917-18. Alla base della statua si legge una scritta latina che tradotta in italiano dice pressappoco così: "Augusta nostra - sempre di noi memore mentre i nemici ci invadevano - tu vergine fosti la nostra speranza - Ti abbiamo presentato un voto - siamo stati esauditi".





Gli accessi al Santuario

Le vie di accesso al Santuario di Santa Augusta

L'accesso al Santuario è possibile (un click sull'immagine permette di ingrandirla):

1dalla gradinata monumentale a lato del Duomo di Serravalle (via S. Augusta)
2-3dal piazzale prospiciente la chiesa di S. Andrea, attraverso via Borghel-Vinera
4dal piazzale antistante la chiesa di S. Giustina attraverso via Naronchie
5dal piazzale antistante la chiesa di S. Giustina attraverso via Pradal Basso, e dopo circa 2 km, verso l'omonimo Borgo

Gli accessi sono percorribili a piedi, ad eccezione del n. 5 che può essere percorso per un buon tratto con autovettura.

I tratti indicati nella piantina con il colore rosso (strada silvo-pastorale) sono vietati al transito di auto/motomezzi.





Le cappelle devozionali

Dopo i lavori di restauro ed ampliamento eseguiti nel 1631, le generose offerte pervenute nel frattempo dai fedeli incoraggiarono i Provveditori del Santuario ad attuare un altro progetto: costruire lungo la salita del monte sei oratori o cappelle che, assieme alla chiesa in piano di S. Maria Nova, rievocassero anche nel nome le sette più importanti basiliche di Roma: S. Maria Maggiore - S. Giovanni Battista - S. Sebastiano martire - S. Paolo Apostolo - S. Lorenzo diacono e martire - S. Pietro Apostolo - S. Elena imperatrice o della S. Croce.

Era allora vescovo di Ceneda il patrizio veneziano Marcantonio Bragadin il quale approvò l'iniziativa dei serravallesi, anzi lui stesso in persona, volle benedire e porre in terra le prime pietre nei luoghi prescelti. La costruzione delle cappelle si realizzò in breve tempo, grazie alla generosità di un intero popolo riconoscente a S. Augusta per le straordinarie grazie ricevute.

Un opuscolo manoscritto, conservato nella Biblioteca Comunale, intitolato "La pianta delle Chiese erette in honor di S. Augusta con obblighi e privilegi" di Pietro Casoni notaio, 1639, è un importante documento ricco di notizie a questo riguardo.

Nel 1643, per interessamento del vescovo Marcantonio Bragadin - a quell'epoca già trasferito alla Diocesi di Vicenza e insignito della porpora cardinalizia - la Santa Sede concesse le "indulgenze" delle Sette Basiliche Romane a coloro che avessero piamente visitato le sette cappelle lungo la salita del Marcantone, figurando esse come tappe penitenziali prima di giungere al Santuario. Ma le copiose e straordinarie indulgenze si potevano lucrare soltanto quattro volte all'anno: la seconda festa di Pasqua, il 22 agosto festa della Santa, la domenica terza di settembre e la domenica terza di ottobre. Il raro privilegio permane tuttora avendolo la Sacra Penitenzieria confermato, l'ultima volta, con suo decreto il 10 maggio 1939.

Le cappelle, come si può immaginare, furono soggette all'usura del tempo, ai ripetuti gesti vandalici di persone maleducate e dei ladri. Ma furono periodicamente restaurate perché la generosità e la pietà dei devoti non vennero mai meno. A soffrirne fu soprattutto il vecchio arredo che di conseguenza ha dovuto essere rinnovato e sostituito parecchie volte.


Chiesa prepositurale o Duomo di Santa Maria Nova - Rievoca la basilica romana di S. Maria Maggiore. È la prima tappa dell'itinerario penitenziale che i devoti percorrono per l'acquisto delle sante indulgenze.

Santa Augusta, la scalinata

Subito dopo il Duomo, la strada passava un tempo sotto la "porta Calcada", che non era altro che un'antica torre. Purtroppo, nel 1930, per esigenze di traffico, essa venne demolita. Spariva così un monumento di eccezionale interesse per la storia e la toponomastica dell'illustre città di Serravalle. Allargata la strada, l'angusto passaggio che i pellegrini erano obbligati a imboccare per salire al santuario, fu sostituito dall'attuale gradinata monumentale. Una scritta scolpita nella pietra, ricorda che la grande opera venne fatta eseguire a sue spese, dal benefattore cav. Bortolo Gei, su disegno dell'ing. Erminio Cortuso.

L'armoniosa scalea termina con cinque archivolti e porta una scritta latina che tradotta dice così: "Perché dal cielo la vergine Augusta salvi il suo popolo". Sotto l'arco centrale, per volontà testamentaria delle signore Olga e Nori Gei, fu ultimamente collocata una statua della Martire, alta m. 2,70. La maestosa scultura, opera del vicentino G. Giordani, fu con cerimonia solenne inaugurata il 28 giugno 1987.

Superati i brevi tornanti fiancheggiati dai ruderi delle antiche mura che dalla torre in piano salivano verso il colle di S. Augusta, il percorso prosegue nel verde bosco di faggi, pini e abeti. Si arriva così a una specie di portico detto "della Madonnetta" per l'immagine che spicca nell'edicola aperta sulla parete. Una scritta con stemma ricorda che il piccolo edificio venne eretto nel 1684 per munificenza del nob. Gaspare Piazzoni.

Il cammino faticoso prosegue quindi per l'irta gradinata che porta immediatamente sul pendio di un ciottolato, suddiviso da gradini in ampi riquadri. Sassi e pietre di questo lungo tratto furono trasportati qui e sistemati per il concorso spontaneo di centinaia di devoti piccoli e grandi che, nel 1851, sotto la guida del cappellano del santuario don Giobatta Dal Mas, hanno offerto la loro generosa prestazione di lavoro.


Cappella di S. Giovanni Battista - È a crociera con piccola cupola. Fu costruita a spese della Comunità di Serravalle nel 1642; restaurata nel 1942 a cura della famiglia Giovanni Lollo.

Sono scomparse le quattro pregevoli tele che erano collocate nelle nicchie alla base della cupoletta. La stessa famiglia Lollo le aveva fatte dipingere da Delfino Varnier (Peo), rinomato artista serravallese. Sull'altarino è ora collocato un quadro modesto raffigurante il Battista.

Cappella di S. Sebastiano - Giunti al secondo tornante si può visitare questa cappella dall'architettura molto semplice, di forma rettangolare. Sotto il timpano, una scritta ricorda i costruttori e i restauratori: 1642 Fam. nob. De Marchi - 1966 Fam. ing. Francesco Bontempi.

Qui recentemente i ladri rubarono la tela cinquecentesca raffigurante S. Sebastiano. Il vuoto fu riempito con un dipinto moderno.

Cappella di S. Paolo - Fu eretta nel 1642 per munificenza della Confr. Battuti e Fam. nob. Raccola; restaurata nel 1942 dalla Fam. co. Luigi Lucheschi.

La cappella s'innalza su pianta quadrangolare e termina a forma di tiburio ottagonale. Nell'interno, sopra l'altare, una grossa cornice di marmo sostiene una tela raffigurante S. Paolo: opera di V. Raccanelli (1981).

Edicola e pietra del miracolo - L'anno 1954, nel luogo dove secondo la tradizione popolare più che millenaria avvenne il miracolo dei pani trasformati in fiori, il sig. G. Ruzza, a ricordo del fatto, volle erigere questa edicola.

Al centro del piccolo e robusto manufatto di pietra, E. Casagrande dipinse ad affresco la scena: Matrucco a cavallo, il volto severo e il gesto imperioso della mano, ordina alla figlia intimorita e inginocchiata per terra di fargli vedere cosa tiene nascosto fra le pieghe del vestito. Ai piedi del quadro, il commento: "Aperse il mantello - i pani erano fiori".

Di fronte all'edicola, fra i sassi del ciottolato, al centro di una riquadratura ottagonale in pietra, risalta ancora un sasso levigato e un po' consumato dal tocco delle mani dei devoti che qui sostano e depongono fiori. Essi rammentano in questo modo, a propria edificazione, la carità di S Augusta verso i poveri e il prodigio che il Signore ha compiuto.

Cappella di S. Lorenzo - Le cappelle che stiamo descrivendo sono tutte architettonicamente diverse l'una dall'altra, e ciò le rende più interessanti sotto l'aspetto artistico.

Questa dedicata a S. Lorenzo ha forma ottagonale ed è abbellita da vari elementi ornamentali: cornici, pilastrini, archi, finte colonne ecc.; all'esterno, sopra la porta centrale, si vede un archetto destinato a reggere una campanella.

La cappella fu costruita nel 1642 dalla Fam. nob. Sanfiori e venne restaurata nel 1942 per munificenza di Luisella e Piero Giuriati. L'ancona dell'altare in pietra mostra un piccolo affresco eseguito da L. Cillo, rappresentante il martirio di S. Lorenzo. Nei riquadri delle pareti, in origine erano state collocate parecchie reliquie di santi, donate dal card. Marcantonio Bragadin. Non si sa come e quando dette reliquie siano scomparse.

Cappella di S. Pietro - Ha anch'essa forma ottagonale; all'esterno è molto semplice, ma nell'interno è abbellita da un susseguirsi di nicchie sormontate da lunette nelle quali Tullio Di Colli dipinse episodi della vita di S. Augusta e altri santi.

L'immancabile scritta ricorda che la cappella fu eretta nel 1642 a cura della Fam. nob. Del Giudice e restaurata nel 1942 dalla Fam. Vascellari fu Bortolo. Nella pala secentesca dell'altare domina l'immagine di S. Pietro Ap. che ha ai suoi piedi il ritratto dell'oblatore. I visitatori fanno propria l'invocazione: "S. Pietro ora pro me". Lo stemma della nob. Fam. Del Giudice domina dall'alto del quadro.

Continuando la salita, si arriva ad una torre che introduceva nel primo ripiano della fortezza di Matrucco. È uno degli antichi edifici giunti a noi meglio conservati. Un tempo ormai lontano, essa sbarrava la strada a tutti. Oggi non più: le due aperture rimaste vuote e senza difesa, vedono oggi transitare i pellegrini che sono gente di pace, desiderosi di raggiungere il santuario ormai vicino.

La data 1654, riportata sopra l'arco a ponente, rammenta un restauro della torre; l'ultimo radicale restauro conservativo è stato compiuto nel 1988 per iniziativa del Rotary Club Conegliano-Vittorio Veneto.

A levante sul piano destro della roccia, sono visibili i resti di una più grossa e antica torre e di mura che salivano al fortilizio di Matrucco.

Cappella di S. Elena - Fu costruita nel 1642 dalla Fam. dei co. Minucci, presso una torre vedetta.

È a pianta ottagonale. Subì gravi danni col terremoto del 1873; venne in seguito riedificata dai serravallesi, e il comm. Camillo De Carlo la volle ripristinare completamente a proprie spese. Nel suo interno la cappella presenta un'architettura assai armonica ed equilibrata. Davanti l'altare si ammira un ricco paliotto secentesco, in legno scolpito e dorato. Sopra la mensa, per fortuna è conservata ancora la pala originale che raffigura S. Elena madre dell'imperatore Costantino, in atto di reggere la S. Croce. Il dipinto è artisticamente valido e molto espressivo.

Santa Augusta, la scalinata finale

All'uscita di questa cappella, inizia l'ultima, irta e lunga scalinata che qualche devoto - non è molto raro il caso - in segno di penitenza riesce a salire in ginocchio.

Prima di giungere sul piazzale antistante il santuario, sulla sinistra, c'è la cosiddetta casa del pellegrino: una costruzione a tre piani che nella sua struttura e configurazione attuali risale al seicento. Ma forse le sue origini sono più antiche come lasciano supporre varie scritte con date e nomi all'esterno e all'interno, graziosi modiglioni e qualche reperto fissato alle pareti esistenti.

Si può dire che i lavori di manutenzione e restauro al santuario e alle cappelle non finiscono mai; quando si pensa di essere giunti alla fine è più tempo di ricominciare daccapo. I volonterosi e i benefattori non mancano mai; ed è per merito loro che il monte e la via al Santuario sono stati sistemati nella loro forma attuale: il primo con l'intervento della Forestale, la seconda per l'opera della locale sezione dell'Associazione Nazionale Alpini.


mons. Rino Bechevolo







Sante Messe al Santuario e alle Cappelle

La chiesa del Santuario è normalmente aperta, per l'intero anno, dal giovedì alla domenica.


Riportiamo il calendario delle ricorrenze nelle quali vengono celebrate le Sante Messe presso il Santuario o presso le Cappelle Votive poste lungo il percorso:


San Sebastiano (cappella)20 gennaio
San Paolo (cappella)25 gennaio
San Biagio (santuario)03 febbraio
Rinvenimento corpo Santa Augusta (santuario)27 marzo
San Giovanni (cappella)24 giugno
San Pietro (cappella)29 giugno
San Lorenzo (cappella)10 agosto
Santa Elena (cappella)18 agosto
Festività di Santa Augusta (santuario)22 agosto
Pellegrinaggio Foraniale (santuario)Domenica di Settembre

Nelle domeniche, dalla prima di maggio all'ultima di ottobre, presso il Santuario, si celebra la S. Messa alle ore 9.00, preceduta dalla recita del Santo Rosario.


Per lo svolgimento dei riti religiosi (SS. Messe, pellegrinaggi ecc.) rivolgersi al Parroco di Serravalle-S. Andrea.







Presso il Santuario sono disponibili dei materiali audiovisivi e pubblicazioni sulla Iconografia della Santa, nella Diocesi di Vittorio Veneto e oltre la stessa.




 
 
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